DURC settore edile e crisi aziendale

 

 Importanti modifiche alla disciplina del DURC sono intervenute dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 19 ottobre 2016 n. 245 del decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 23 febbraio 2016.

Ecco le principali novità:

1) Per tutte le imprese che applicano il CCNL del settore edile, a prescindere dall’effettiva attività esercitata, il DURC deve attestare la regolarità nei confronti di INPS, INAIL e Cassa Edile;

2) In caso di fallimento o liquidazione coatta amministrativa con esercizio provvisorio l’impresa si considera regolare con riferimento agli obblighi contributivi nei confronti di INPS, INAIL e Casse edili scaduti anteriormente alla data di autorizzazione all’esercizio provvisorio, a prescindere dalla effettiva insinuazione dei relativi debiti ;

3) In caso di amministrazione straordinaria l’impresa si considera regolare con riferimento ai debiti contributivi nei confronti di INPS, INAIL e Casse edili scaduti anteriormente alla data del decreto di apertura della medesima procedura, a prescindere dalla effettiva insinuazione dei relativi debiti.

Requisiti DM 37/2008

 

Requisiti DM 37/2008 dimostrabili anche dopo l’aggiudicazione se non richiesti espressamente dal bando.

T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. III n. 2112 del 05/09/2016

 

Richiamando precedenti orientamenti giuridici (Consiglio di Stato n. 5028 del 16/10/2013), deliberazioni e pareri dell’AVCP (delibera n. 108 del 17/04/2002 – parere n 6 del 12/01/2001), Il TAR Sicilia si è espresso nel senso che le abilitazioni di cui al DM 37/2008 (ex legge 46/90) non sono requisiti di partecipazione, ma di esecuzione e, come tali, possono essere conseguiti anche in un momento successivo all’aggiudicazione.

Ne deriva che successivamente all’aggiudicazione e prima della stipula del contratto l’affidataria deve aver conseguito l’abilitazione in questione.

 

Passoe

 

La mancanza del PASSOE non è motivo di esclusione

T.A.R. Campania, Napoli, Sez. II 6 aprile 2016 n. 1682

 

L’omessa allegazione del PASSOE ad una procedura di gara, secondo il TAR Campania, rappresenta solo una semplice carenza documentale che non può terminare nell’esclusione del soggetto partecipante.

Non trattandosi di irregolarità essenziale, lo stesso può essere prodotto anche in fase successiva e senza che per questo sia attivato il soccorso istruttorio.

Alle medesime conclusione era giunta anche la sentenza del Consiglio di Stato Sez. V n. 2903 del 28/06/2016.

 

Aggiudicazione

 

Termine d’impugnazione dell’aggiudicazione di appalto pubblico.

T.A.R. Lazio, Sez.II, 26 aprile 2016, n. 4760

Il termine di trenta giorni per l’impugnativa del provvedimento di aggiudicazione di appalto pubblico non decorre sempre dal momento della comunicazione, di cui all’art. 79, commi 2 e 5, codice contratti pubblici, ma all’occorrenza può essere incrementato di un numero di giorni pari a quello necessario affinchè il soggetto, che si ritenga leso all’aggiudicazione, possa avere piena conoscenza del contenuto dell’atto e dei relativi profili di illegittimità, e comunque non superiore a 10 giorni (previsto dal comma 5 quater del citato art. 79 ) per l’accesso.

Codice Appalti

 

 Ipotesi di anticipare a dicembre il primo tagliando.

Passati i primi sei mesi dall’entrata in vigore del Codice degli Appalti (D lgs 50/2016) emergono già alcune criticità che portano ad anticipare il decreto correttivo a dicembre, scadenza che era fissata ad aprile 2017.

Nello specifico sono due gli elementi del Codice che nell’applicazione pratica si sono rivelati problematici e quindi saranno oggetto di discussione: la QUALIFICAZIONE e il SUBAPPALTO.

Saranno dunque ritoccate le norme sulla qualificazione delle imprese: il nuovo Codice prevede che le attestazioni Soa vengano rilasciate sulla base dei fatturati degli ultimi 5 anni, ma si tratta di un arco di tempo penalizzante in quanto rischia di mandare fuori mercato migliaia di imprese. Di qui la necessità di rivedere tale norma e ritornare al calcolo su base decennale.

Altro intervento riguarda il subappalto, le norme in vigore:

  1. lasciano mano libera alle stazioni appaltanti che hanno la facoltà di decidere di volta in volta se ammettere o meno i subaffidamenti;
  2. obbligano i costruttori a indicare con l’offerta una terna di imprese da chiamare per i subappalti;

la correzione andrà ad ammorbidire l’obbligo di indicare una terna di subappaltatori al di sopra della soglia comunitaria e sarà chiarito che le imprese possono sempre affidare in subappalto una quota dei lavori (attualmente siamo al 30%).

Un altro intervento potrebbe riguardare i criteri di aggiudicazione della gara, ritoccando al rialzo il tetto massimo per l’assegnazione degli appalti al massimo ribasso (ora fissato a un milione di euro) venendo incontro alle richieste di enti locali e imprese.

Ci saranno sicuramente altre azioni correttive ma certamente limitate e di minimo impatto.

Certificazione di qualità

 

Certificazione di qualità aziendale – Valide le certificazioni emesse da Enti firmatari accordi MLA

 

TAR Sicilia, Catania, sez. III, 25 marzo 2016, n. 895

L’art. 43 del d.lgs. n. 163/2006 stabilisce che le stazioni appaltanti, qualora richiedano la presentazione di certificazione di qualità aziendale rilasciata da organismi indipendenti per attestare l’ottemperanza dell’operatore economico a determinate norme in materia di garanzia della qualità, fanno riferimento ai sistemi di assicurazione della qualità basati sulle norme europee in materia e certificati da organismi conformi alle norme europee relative alla certificazione; la medesima disposizione dispone, inoltre, che “le stazioni appaltanti riconoscono i certificati equivalenti rilasciati da organismi stabiliti in altri Stati membri”, tra cui indubbiamente si annovera la Romania.

Secondo le Linee guida Accredia, “scopo principale di EA è quello di garantire – tramite il proprio Accordo di Mutuo Riconoscimento (EA MLA) – che gli Enti di Accreditamento firmatari gestiscano un sistema di accreditamento conforme ai requisiti delle norme e guide di applicazione appositamente predisposte tale da assicurare che le attestazioni di conformità emesse sotto i rispettivi accreditamenti siano egualmente affidabili e degne di fiducia da parte degli utenti diretti e indiretti .

Per i motivi sopra riportati, le attestazioni di conformità rilasciate da Soggetti accreditati da Enti di accreditamento firmatari degli Accordi MLA risultano valide e credibili nonché fra loro equivalenti, e come tali universalmente accettate e riconosciute.

Oneri di sicurezza aziendali

 

Mancata indicazione oneri sicurezza aziendali – Sentenze pro e contro l’esclusione

 

Esclusione

 

TAR Campania, Napoli, sez. I, 24 febbraio 2016, n. 990

La mancata separata indicazione dei costi di sicurezza aziendale, nelle offerte economiche di una procedura di affidamento di lavori pubblici, determina in ogni caso l’esclusione della ditta offerente, anche nell’ipotesi in cui l’obbligo di indicazione separata non sia stato specificato nella legge di gara ed anche a prescindere dalla circostanza che, dal punto di vista sostanziale, l’offerta rispetti i costi minimi di sicurezza aziendale.

TAR Lazio, Roma, sez. III-ter, 8 gennaio 2016, n. 176

La chiara previsione della lex specialis circa l’obbligo di indicare nell’offerta i costi della sicurezza aziendali ex art. 87, c.4, d.lgs. 163/2006, rende ininfluente l’assunto che nel modulo informatico da inviare alla stazione appaltante non sarebbe contemplato un campo dedicato a tale voce. Non può, poi, dubitarsi della sussistenza dell’obbligo di specifica indicazione nell’offerta dei costi in questione, secondo quanto prescritto dal d.lgs. n. 163/06 (artt. 86, comma 2-bis, e 87, comma 4; v. da ultimo Cons. Stato, sez. III, 24 novembre 2015, n.5340, cui si rinvia ai sensi degli artt. 74, 88, comma 2, lett. d, e 124, comma 10, c.p.a.).

 

Inammissibilità dell’esclusione

 

Consiglio di Stato, sez. IV, 12 gennaio 2016, n. 67

Non è sanzionabile con l’espulsione il concorrente che non abbia indicato, nell’ambito di un appalto di lavori, l’incidenza dei costi di sicurezza già puntualmente predeterminati dalla Stazione Appaltante.

Durc e regolarizzazione

 

DURC – Non è consentita regolarizzazione dopo presentazione offerta.

 

Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, 29 febbraio 2016, n. 6

Anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 31, comma 8, del decreto legge 21 giugno 2013 n. 69, (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia), all’impresa non è consentito regolarizzare la posizione previdenziale dopo la presentazione dell’offerta per cui ancor prima è necessario che l’impresa sia in regola con l’assolvimento degli obblighi assistenziali e previdenziali e conservare tale stato per tutta la durata della procedura di aggiudicazione e del rapporto con la stazione appaltante.

L’invito alla regolarizzazione, il cosiddetto preavviso di DURC negativo, può operare solo nei rapporti tra impresa ed ente previdenziale, ossia con riferimento al DURC chiesto dall’impresa per la verifica della veridicità dell’autodichiarazione ai fini della partecipazione alla gara d’appalto.

Dunque sussiste l’obbligo di regolarità fin dalla domanda di partecipazione alla gara d’appalto e la procedura di regolarizzazione deve essere anteriore all’emissione di DURC negativo.

 

Soccorso istruttorio e intangibilità soglia di anomalia

 

L’art. 38, comma 2-bis del codice dei contratti, stabilisce l’intangibilità della media e della soglia di anomalia successivamente alla fase di ammissione, regolarizzazione o esclusione.

Tale disposizione non consentendo successive variazioni (ricalcoli) della media e della soglia di anomalia risponde alla finalità perseguita dal legislatore di giungere a una rapida stipulazione ed esecuzione del contratto.

 

Iscrizione alla CCIAA e data di inizio attività

ISCRIZIONE ALLA CCIAA E DATA DI INIZIO ATTIVITA’

 

L’art. 39, comma 1, d.lgs. n. 163-2006, dispone che ai fini dell’ammissione alla gara le imprese devono essere iscritte alla CCIAA; nessuna disposizione legislativa o regolamentare associa la data di inizio attività (dichiarata alla CCIAA) ad una causa di esclusione delle gare.

Dunque sarebbe illegittima l’esclusione dell’aggiudicatario disposta sul presupposto che la società avrebbe dichiarato alla CCIAA di aver iniziato l’attività in epoca successiva alla scadenza del termine di presentazione delle offerte.